Stile di vita,  Veganismo

Che cosa ho imparato in due anni di veganismo9 minuti di lettura

Cinque anni fa, di fronte a un video che mostrava un allevamento intensivo di galline, la mia coscienza era a posto. Il video in questione era proiettato su un maxi telo bianco in un’aula della mia università. Era una lezione di francese con un assistente madrelingua, anche se non ricordo la motivazione esatta della proiezione. “Sono vegetariana, sono una brava persona,” pensavo. “Non contribuisco a questo schifo.”

Ricordo di aver detto alla mia vicina di banco, vegetariana come me, che il veganismo è una forma di estremismo. Una sorta di nazi-animalismo. “Nel senso, essere vegetariani è sufficiente. E poi come si fa a vivere senza latticini e senza uova?” Ero convinta che i vegani fossero strani, quindi nel mio cervello non era mai emersa la benché minima curiosità nei loro confronti. Non mi interessava scoprire cosa mangiassero i membri di ‘sta setta di masochisti. Mele dalla mattina alla sera? Boh. L’insalata mi faceva pure cagare, quindi era escluso che potessi diventare vegana anch’io. Mai nella vita, proprio.

Fast-forward a oggi. Sono vegana da esattamente due anni, sono ancora viva, ho imparato tantissime cose e l’insalata mi fa ancora cagare.

I vegani psicopatici esistono

Quei tizi che trovi fuori dai McDonald’s a urlare alla gente che passa “ASSASSINIIII!” e che letteralmente molestano e assaltano chiunque incroci il loro cammino? Esistono. E ci ho pure litigato diverse volte sui social. Se la prendono anche con chi è sulla loro stessa barca (ovvero gli altri vegani), demonizzano i vegetariani manco fossero terroristi, e in pratica tagliano fuori dalla loro vita chiunque non sia vegano. Non solo, sostengono che “chi è amico dei mangiacadaveri è come loro” (cit.). Una volta sono stata attaccata da una ragazza “attivista vegana” dopo aver preso le difese di una bodybuilder che era vegana da decenni, definita “finta” perché – a quanto pare – avere un profilo Instagram che mostra dei pasti veg colorati e un fisico palestrato cancella la causa animalista dietro il veganismo. Perché una vegana deve per forza essere una pazza, non può essere una persona normale. Non ti curar di lor, ma guarda e passa.

Basta davvero poco per mangiare sano

Sia chiaro, faccio ancora fatica a mangiare le verdure regolarmente. Questo perché sono una pelandrona e pizza, pasta e legumi mi fanno più gola di una porzione di vegetali che devo masticare per dieci minuti a boccone. Ho un problema di ruminazione, non ci posso fare nulla. Ci sono intere giornate in cui praticamente vedo le verdure solo col binocolo, e infatti poi mi vengono i sensi di colpa. Ma, in linea di massima, posso dire di non avere mai mangiato così bene in vita mia come negli ultimi mesi. Ormai so valutare con certezza quando un pasto che preparo è sano e mi soddisferà. Ho imparato che un piatto completo è composto da cereali, verdure o frutta, legumi, e una fonte di grasso che sia olio, semi o frutta secca (o anche tutti e tre). In generale, però, ho imparato che basta combinare almeno un paio di questi elementi per mangiare decentemente. Pasta e fagioli? Pizza con sopra le verdure grigliate? Porridge di avena con frutta, semi e frutta secca? Taaac.

Il cibo spazzatura fa bene alla mente

Mangiare sano ed essere vegani sono due concetti che vanno un po’ a braccetto, ma oggettivamente come si fa a vivere senza schifezze? Non si può, e infatti chi si priva del tutto delle schifezze finisce quasi sempre per mollare il colpo. Il cibo è uno dei piaceri della vita ed è un crimine rinunciare ai peccati di gola, specie se ci si è concessi il cibo spazzatura da non-vegani. Un buon burger che trasuda salse da ogni poro, una torta al cioccolato, le patatine fritte (AMEN) e il gelato ci tengono a galla e ci permettono di condurre una vita sana il 90% del tempo. Va be’, magari l’80%. Le scelte sono ancora limitate, ma il mercato del junk food vegano è in rapida espansione e non farà che regalarci gioie. E poi se nessun animale è stato ucciso nel processo è tutto più buono.

Kill them with kindness… and facts!

A volte vorrei tornare indietro a tutti gli episodi in cui ho perso la pazienza e ho litigato con chi mi è più vicino, per far sì che restino soltanto i momenti di dialogo pacifico. Purtroppo per un vegano è difficile mantenere la calma. A prevalere è sempre la consapevolezza che in ogni singolo momento della giornata migliaia di animali stanno morendo senza motivo, e che il pianeta su cui viviamo è sempre più vicino all’orlo del baratro. Non solo: per me è difficile vedere le persone che amo mangiare degli alimenti che ai miei occhi ora non sono altro che pezzi di corpi e veleno.

Agire, e non bisticciare, è il modo migliore per sensibilizzare. Mostrare a chi ami, e a chi ti ama, che sei felice così e che quello che mangi, che dici e che vivi ha una enorme importanza per te. Spiegare, informare, rispondere senza pregiudizi. Ma soprattutto dotarsi di una discreta conoscenza in materia di nutrizione, perché saper rispondere a “Ma la B12?”, “Come fai con il ferro?” e “Le proteine da dove le prendi?” è fondamentale per sopravvivere illesi ai pranzi di Natale.

Non si smette mai di migliorare se stessi

Quando ero vegetariana pensavo di essere una persona senza macchia e un’ambientalista next level. Ma poi mi sono scontrata con la realtà dei fatti, e mi sono accorta di avere tenuto la testa sotto la sabbia per sette anni. Stavo comunque contribuendo allo sfruttamento e alla violenza sugli animali che tanto mi stavano a cuore. Stavo comunque inquinando più del necessario, nonostante avessi detto addio a carne e pesce in primis per motivi ambientali. Quindi chi mi credevo di essere?

In sostanza, ho realizzato davvero per la prima volta che la perfezione non può esistere. Non importa quanto le tue motivazioni siano lodevoli e degne di una biografia romanzata da lasciare ai posteri come fonte di ispirazione: continuerai a sbagliare, fino alla fine dei tuoi giorni. E meno male, oserei dire. E’ solo ammettendo con umiltà di non essere in grado e di non sapere un catzo che si può progredire nella vita, no? Grazie al veganismo ho capito che uno può solo provarci più che può, e quando non ci riesce può riprovarci meglio l’indomani. In questi due anni ho incontrato persone meravigliose che stanno facendo davvero di tutto per concretizzare un mondo migliore nel quotidiano. Grazie a loro mi sento ispirata e spronata a fare sempre meglio, e ad avvicinarmi almeno un pochino a quella perfezione che non raggiungerò mai.

Non è mai troppo tardi per cambiare

Non potrei mai essere vegano,” dice ogni vegano prima di diventare vegano. Il veganismo viene visto come uno stile di vita impossibile dal 99% delle persone, eppure si tratta di un cambiamento così irrisorio rispetto ai benefici enormi che può generare. Certo, è faticoso all’inizio dover “veganizzare” i piatti della tradizione, specie per i puristi della cucina italiana, così come è invece fin troppo facile lasciarsi sfuggire piccoli dettagli sulle etichette al supermercato o nei menù dei ristoranti. Tuttavia, il tutto si accompagna a un sacco di vantaggi: la scoperta di nuovi sapori, la ri-scoperta di ingredienti dimenticati, un’alimentazione più sana e genuina, oltre che un minor impatto sull’ambiente e sulla vita di miliardi di animali.

Stando alle statistiche, sono i giovanissimi a diventare sempre più “veg”. Questo perché per gli adulti, e soprattutto per i più anziani, cambiare così drasticamente il proprio stile di vita implica mettere in discussione tutto ciò che si è sempre creduto normale e giusto. Eppure, nel corso della mia esperienza come attivista, ho avuto la prova che in realtà esistono tantissimi neo-vegani che hanno di gran lunga superato gli –anta. Non dimenticherò mai una signora anziana, una nonna, in piedi per ore nell’afa estiva di Milano a sorreggere un computer portatile, per mostrare ai passanti la realtà che si nasconde dietro alla comodità dei nostri supermercati. E per mostrare a tutti, anche a me, che il cambiamento può avvenire a qualunque età: basta volerlo accogliere.

Se lo fai per gli animali, lo fai per tutta la vita

Due settimane fa ho coccolato per la prima volta un maialino, uno scricciolino che doveva avere poche settimane alle spalle. Avevo le lacrime agli occhi e sprizzavo gioia da ogni poro. Allo stesso tempo, una parte di me non poteva non pensare a quanti altri maialini non avevano avuto la stessa fortuna. Tanti, troppi maialini non verranno mai coccolati, neppure dalle loro mamme. Vedranno la luce del sole soltanto poche ore prima di morire, quando saranno stipati in camion lerci con a malapena lo spazio per respirare. Alcuni di loro non la vedranno mai, perché moriranno nel buio dell’allevamento intensivo in cui sono nati.

“È stato come coccolare un neonato,” ha detto il mio ragazzo. “Ti confesso che per la prima volta ho sentito una vera connessione emotiva con il veganismo.” Nessun animale vuole morire. Ogni animale vuole essere amato. Quel maialino ha lo stesso diritto alla vita che ha un bambino. Perché ad alcuni animali il diritto alla vita viene negato, mentre ad altri viene garantito il nostro amore? Perché usiamo criteri antropocentrici per definire quali animali sono abbastanza “intelligenti”, “utili” o “teneri”, e quindi meritevoli della nostra compassione? Perché un maialino lo coccoliamo, e cinque minuti dopo ne mangiamo un altro in un panino?

Spesso la scelta vegana viene respinta con la giustificazione che “[Inserire percentuale] di vegani tornano a mangiare carne nel giro di [inserire periodo di tempo]. Fiù, meno male. Possiamo sentirci meglio con noi stessi. I vegani sono degli ipocriti, del resto c’è un motivo se si ingozzano di salsicce di cartone e hamburger finti. L’isola deserta, il leone e la gazzella, ma le proteine, le mucche devono essere munte perché soffrono, però i nostri antenati, e poi la B12.” Fermo restando che i vegani sono più unici che rari e che quindi le percentuali sui vegani hanno l’affidabilità che si ritrovano, ciò che ho imparato in questi due anni di veganismo è che un vegano non tornerebbe mai indietro. Un vegano fa di tutto per restare vegano. Non gli frega niente di trovare la perfetta dieta salutare, pura al 100%, né di fare digiuni spirituali a base di aria e luce solare, o purghe di centrifugati di sedano per tornare in linea. Perché il veganismo non è una dieta, è un movimento di giustizia sociale.

Martina, 26 anni, femminista da battaglia, stalker di cani e maialini, fagocitatrice di junk food vegetale, lettrice pigra, viaggiatrice (purtroppo) incostante, aspirante salvatrice del pianeta.