Ecologia,  Stile di vita

Minimalismo giapponese: come trovare la felicità nell’essenziale9 min read

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Da quando sono diventata vegana, il mio stile di vita per intero ha subito uno scossone. E’ praticamente impossibile diventare vegani senza mettere in discussione il nostro impatto sul pianeta e cercare di cambiare tutte le cattive abitudini che ci rendono così sconnessi dalla natura. Volenti o nolenti il velo di Maya cade, e con lui cadono tutte le nostre precedenti certezze.

Una diretta conseguenza del veganismo, ad esempio, è la maggiore attenzione nei confronti di tutti gli oggetti che possediamo, e soprattutto di quelli che acquistiamo. La mia missione per il futuro, in quanto wannabe ecologista, è vivere una vita senza plastica, senza usa-e-getta, senza vestiti dalla fast fashion, ma soprattutto senza sbattimenti di qualsivoglia genere, inclusi gli oggetti inutili che tutt’ora mi circondano mentre scrivo. Ecco perché ultimamente mi sono immersa nel magico mondo del minimalismo giapponese e ho preso in prestito in biblioteca (perché anche basta comprare libri che tanto leggo solo una volta) un libro che mi ha ispirata a eliminare un sacco di cose superflue che intasavano la mia esistenza.

Tale libro, che vi consiglio vivamente di leggere, è Fai spazio nella tua vita del minimalista Fumio Sasaki. Il titolo originale del manuale mostra una poeticità e una sensibilità che soltanto i giapponesi possiedono e si può tradurre in italiano con “Noi che non abbiamo più bisogno delle cose”. Non è bellissimo? Qui di seguito voglio riassumervi brevemente quello che potrete trovare in modo più approfondito nel manuale, nella speranza che possa ispirarvi a spalancare le ante degli armadi e a lanciarvi tutto alle spalle con tanto di risata sadica (è divertente).

Perché compriamo sempre più cose?

Quando compriamo qualcosa di nuovo, spesso lo facciamo per capriccio o perché vogliamo comunicare il nostro valore agli altri attraverso gli oggetti che possediamo. Che si tratti di un libro che finirà a prendere polvere in bella vista sullo scaffale, un Blu-ray da collezione, un nuovo paio di scarpe con il tacco che comunque non metteremo mai: tutti questi oggetti per noi significano qualcosa, comunicano una parte di noi, e vogliamo che abbiano lo stesso significato anche per le persone che li vedono. I miei libri mostrano che sono una persona acculturata; la videoteca piena di dvd e Blu-ray mostra che sono un cinefilo; le scarpe col tacco rendono evidente il mio buon gusto per la moda. Perlomeno, questa è la nostra convinzione. Ecco perché a lungo andare diventa così difficile smettere di accumulare oggetti.

Foto di Dimitar Belchev su Unsplash

Noi esseri umani, in aggiunta, tendiamo a vivere poco nel presente e a crogiolarci troppo spesso nel passato e nel futuro. Di conseguenza, agiamo sul futuro in base alle condizioni presenti. Se vediamo un paio di scarpe che ci piacciono tantissimo, le acquistiamo per toglierci uno sfizio pensando all’uso futuro; eppure, quante volte capita che le scarpe in questione finiscano in fondo all’armadio? Quante volte ci capita di ritrovarle anni dopo durante una sessione di pulizia, ancora intatte perché ci eravamo dimenticati della loro esistenza? Ora ci fanno pure cagare, quindi a maggior ragione non le metteremo mai e resteranno a decomporsi in fondo all’armadio. La condizione presente del desiderio non ci fa prevedere la futura sensazione di abitudine e “disgusto” per un oggetto. Per rimpiazzare l’abitudine abbiamo bisogno di novità, ecco perché finiremo sempre a desiderare (e comprare) cose nuove.

Che cos’è il minimalismo giapponese?

Prima di tuffarci nel succo del discorso, abbiamo bisogno di definire chi è il minimalista. Il minimalista è una persona che sa esattamente di cosa ha bisogno, quindi possiede soltanto le cose che per lei sono più importanti. Queste cose naturalmente variano da persona a persona: per un musicista un pianoforte è più importante di una panca per gli esercizi che, invece, sarà fondamentale per un bodybuilder. Il minimalista, proprio perché privilegia ciò di cui ha bisogno e possiede soltanto gli oggetti che considera essenziali per il suo stile di vita, non si lascia sedurre dal desiderio di possedere qualcosa per capriccio o perché l’ha visto a qualcun altro.

Foto di Scott Webb su Unsplash

Il minimalismo è sempre stato parte integrante della vita quotidiana in Giappone. Le case giapponesi tradizionali sono note per i loro design essenziali, gli spazi luminosi e sgombri di impicci, l’ordine e la pulizia. L’abbigliamento in passato prevedeva soltanto due o tre kimoni di qualità, fatti per durare tutta una vita; eppure, nonostante la scarsità di outfit a disposizione, i giapponesi erano sempre puliti e impeccabili. Anche l’alimentazione era “minimalista” nel Giappone di una volta: la preparazione del pasto, la sua presentazione e infine il suo consumo era un vero e proprio rito che non prevedeva mai l’opulenza e l’ingozzarsi di cibo a sazietà. Oggi, purtroppo, ciò che un tempo era la norma in Giappone sta diventando sempre più l’eccezione.

A causa dell’importazione dello stile di vita occidentale, la giapponesità di cui questo popolo va così fiero si sta gradualmente perdendo. Essa esiste davvero ed è una connessione con il mondo circostante che noi probabilmente abbiamo perduto secoli fa. Che cos’è questa connessione? I giapponesi la chiamano shinto. Si tratta del rapporto delle persone con le cose, anche se in realtà questa definizione non è propriamente corretta: le cose per i giapponesi hanno un’anima, quindi sarebbe più giusto definire lo shinto una relazione tra soggetti viventi che hanno lo stesso valore. Quando ho letto dello shinto sono rimasta estasiata all’idea che in Giappone il rispetto per gli oggetti non è dunque soltanto pura e semplice educazione, ma è uno stile di vita a tutto tondo, un rapporto di scambio reciproco. L’oggetto mi dà qualcosa, mi offre un servizio, quindi io lo rispetto e lo onoro per ringraziarlo. Le cose parlano, e un tempo gli uomini comprendevano il loro linguaggio. Purtroppo, le pieghe che ha preso il mondo contemporaneo stanno rendendo questo linguaggio sempre più oscuro e indecifrabile. Le cose, che un tempo avevano una loro identità e importanza intrinseca, oggi sono beni di massa senz’anima.

Foto di Peter Bond su Unsplash

Il ritorno del minimalismo giapponese

Negli ultimi anni si sta assistendo a un ritorno di fiamma del minimalismo in Giappone, con la diffusione di manuali che illustrano questo stile di vita anche da noi in Occidente. Tra i tanti, Il magico potere del riordino di Marie Kondo è diventato un best-seller. Uno dei motivi di questo ri-innamoramento dei giapponesi nei confronti della loro cultura minimalista sta nell’impatto emotivo senza precedenti che lo tsunami del 2011 ha avuto sulla popolazione dell’intero paese. Vi ricorderete bene le immagini di devastazione mostrate in tv in seguito alla scossa di magnitudo 9.0 e al maremoto che ha raso al suolo vaste aree costiere, uccidendo ben 15.704 persone e provocando anche un disastro atomico nella centrale nucleare di Fukushima. I giapponesi hanno visto la tragedia in modo pratico: le cose in eccesso possono uccidere.

I vantaggi del minimalismo

Perché diventare minimalisti, quindi? L’autore del libro fa un lunghissimo elenco con i vantaggi del suo nuovo stile di vita. Da accumulatore serale di dvd, libri mai letti, macchine fotografiche vintage, piatti sporchi e vestiti di marca che finivano soltanto a riempirgli l’armadio, Fumio Sasaki è diventato un minimalista quasi “estremo”: ora vive in un monolocale pieno di spazio e luce, possiede soltanto gli elettrodomestici essenziali e il suo armadio è costituito da 4 t-shirt, 3 camicie, 4 paia di calze e 5 paia di scarpe. Non ha la tv, poiché il suo smartphone e il suo laptop gli bastano. Per pulire casa gli bastano cinque minuti, perché non ha nessun oggetto tra i piedi a rendergli le pulizie difficoltose.

Un primo vantaggio del minimalismo, infatti, è il risparmio di tempo. Il tempo – se ci pensate – è la cosa più preziosa che abbiamo nella nostra vita. Ecco perché dovremmo preoccuparci di usarlo nel migliore dei modi… sicuramente non per pulire, per fare shopping e per cercare cose che non riusciamo più a trovare a causa del disordine! Più abbiamo tempo da dedicare alle nostre passioni, agli affetti e a noi stessi, più siamo felici.

Il secondo, grande vantaggio del minimalismo è il risparmio di soldi. Soldi che di conseguenza possono essere investiti in esperienze anziché oggetti, come una cena in più al ristorante, un viaggio indimenticabile, o un hobby a cui prima avevamo rinunciato a causa della mancanza di fondi.

Oltre a risparmiare soldi, si risparmiano tantissime risorse il cui sfruttamento andrebbe a danneggiare l’ambiente. Provate a pensare alla moltitudine di oggetti che vengono prodotti in serie ogni singolo giorno nel mondo intero e che finiscono a prendere polvere o a intasare i nostri armadi, completamente ignorati e inutilizzati: da far girare la testa! Le risorse della Terra saranno esaurite entro un secolo, perciò acquistare soltanto l’essenziale (e ricorrere agli oggetti di seconda mano quando possibile) è un grosso aiuto nei confronti delle generazioni successive.

Anche la nostra salute può solo trarre beneficio da uno stile di vita minimalista. Quando si hanno poche cose a ingombrare spazio, e solo il cibo che davvero ci serve nel frigorifero e nella dispensa, siamo molto meno stressati e mangiamo decisamente meglio. La casa poi risulta più pulita e ordinata e, anziché opprimerci, ci dà un senso di benessere e igiene.

Foto di Corinne Kutz su Unsplash

Non ci crederete, ma anche la nostra vita sociale e intellettuale può subire un drastico miglioramento con uno stile di vita minimalista. Avere una casa (e una vita) sgombra di cose inutili migliora decisamente l’umore e ci rende più attivi e amichevoli. Provate a pensare a quante volte capita di litigare a causa degli oggetti, perché ad esempio il nostro partner lascia in giro le sue cose per casa, oppure perché non si riesce a trovare un punto di incontro per le pulizie. Il minimalismo quasi ci costringe a dedicarci agli altri, alle attività all’aperto, ma anche alla nostra interiorità. Quando ho convissuto per sei mesi con il mio ragazzo in un monolocale semivuoto senza tv (e persino senza Wi-Fi!), trascorrevo tutta la serata in totale sintonia con lui ad ascoltare musica, leggere libri e fare lunghissime chiacchierate che mi lasciavano ispirata. Le cose che ci circondano spesso parlano un linguaggio caotico e fastidioso e sono una fonte di distrazione tremenda!

Tutti questi vantaggi del minimalismo finiscono per farci godere di più la vita e renderci più liberi. Non abbiamo più vincoli invisibili con gli oggetti che ci circondano, con i quali non dobbiamo più dimostrare nulla a nessuno. Possiamo essere noi stessi al 100% e vivere davvero nel presente. Fumio Sasaki nel libro afferma di avere traslocato dal suo precedente appartamento in appena 30 minuti; questo perché aveva soltanto quello che gli serviva nella vita. Pensate a quanto deve essere soddisfacente sapere di poter andare ovunque senza la preoccupazione di lasciarsi dietro una sfilza di cose superflue! Anche la gratitudine nei confronti di ciò che abbiamo aumenta, perché ogni singolo oggetto ha una sua importanza e utilità.

Martina, 26 anni, femminista da battaglia, stalker di cani e maialini, fagocitatrice di junk food vegetale, lettrice pigra, viaggiatrice (purtroppo) incostante, aspirante salvatrice del pianeta.

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