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7 ottimi motivi per diventare vegani oggi11 minuti di lettura

Oggi è il World Vegan Day, la giornata internazionale del veganismo! Questa ricorrenza fu stabilita nel 1994 dalla Vegan Society, in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione dell’organizzazione e della coniazione del termine “vegan”. Pare che non sia una coincidenza l’aver adottato come data il 1° novembre, il Día de Muertos. Creepy sì, ma molto efficace.

Per dare un senso a questa giornata, voglio condividere con te 7 buoni (buonissimi!) motivi per diventare vegani proprio oggi. E se non ti va di diventare vegano, puoi comunque sperimentare con una Vegan Challenge!

Perché diventare vegani?

Per molte persone, il motivo etico che sta dietro la scelta vegana non è sufficientemente valido a giustificare un cambiamento di stile di vita così drastico. Del resto, è difficile non pensare agli animali come della materia prima con cui preparare i nostri pasti: gli uomini mangiano carne per natura, quindi gli animali esistono essenzialmente per essere mangiati. E’ il ciclo della vita, no? Le industrie della carne e del latte fanno del loro meglio per mostrarci immagini idilliache in cui gli animali si rincorrono felici sui prati verdi della campagna italiana, o al contrario per farci vedere com’è succulento il prodotto finito quando non somiglia nemmeno più a un essere che un tempo respirava. La fase intermedia del processo di produzione non viene mostrata mai e resta ben nascosta tra le mura dei macelli.

Foto di Ricardo Gomez Angel su Unsplash

Alzi la mano chi vorrebbe farsi avanti per stordire una mucca sparandole un proiettile nel cervello, appenderla a delle catene a testa in giù, recidere la sua gola con un coltello e assistere alla sua morte per dissanguamento? Ecco, appunto. Sono davvero pochi coloro che sarebbero disposti a lavorare nei macelli, e spesso si tratta di persone che non hanno altre alternative. Molti ex impiegati e supervisori dei mattatoi non a caso tendono a soffrire di sindrome da stress post-traumatico e depressione. Più persone consumano carne, maggiore sarà il numero di altre persone che si porteranno dietro per tutta la vita il trauma di avere ucciso migliaia di esseri senzienti.

Risparmiare la vita di un animale è un atto di compassione, e la compassione non può mai fare male. E’ sempre la cosa giusta da fare, specialmente se la vita in questione è quella di un animale innocente che – in condizioni normali – probabilmente riempiremmo di attenzioni e coccole. Diventare vegani non significa neppure essere “amanti degli animali”: io stessa non sopporto i gatti, ad esempio, ma non mi permetterei mai di maltrattarli o far sì che muoiano semplicemente perché non mi piacciono. Rispetto la loro esistenza e il fatto che sono su questo pianeta con me, e non per me.

Sono moltissimi gli studi scientifici che attestano la validità dell’alimentazione vegana per mantenere il corpo in forma e in salute. Contrariamente agli stereotipi che vedono i vegani sciupati e carenti in qualsiasi vitamina o minerale (o addirittura “proteino-deficienti”), sempre più atleti professionisti e personaggi di spicco stanno adottando uno stile di vita vegano. Ti sembra un caso se Beyoncé ha deciso di fare 40 giorni detox mangiando solo cibi vegani per rimettersi in forma in vista del Coachella 2018? E ti sembra un caso se Beyoncé è Beyoncé? A me no.

La dieta vegana non è utile soltanto per perdere peso e avere una maggiore energia e un recupero più rapido dopo l’attività fisica, ma anche per prevenire o addirittura curare malattie croniche debilitanti. Le malattie cardiache e il diabete, ad esempio, sono le patologie più diffuse nel Mondo Occidentale… e nella maggior parte dei casi sono totalmente evitabili! Spesso si tende a pensare che soltanto chi mangia cibo spazzatura e soffre di obesità sia a rischio di infarto e diabete di tipo 2, ma non funziona proprio così: la formazione di placche nei vasi sanguigni inizia già in tenera età, ed è un processo graduale che semplicemente va a peggiorare con il tempo se non si prendono le dovute precauzioni. Molti medici che sostengono la scelta vegana sono stati in grado di salvare i propri pazienti semplicemente con un cambio di dieta.

Il padre della medicina Ippocrate, vissuto tra il V e il IV secolo a.C., sosteneva già ai tempi l’importanza di una corretta alimentazione per il mantenimento della salute: “Fa’ che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo.” Oggigiorno sembra che per ogni problema esista un medicinale apposito e si tende a  sottovalutare gli effetti del cibo sul benessere del corpo, nonostante siano proprio gli alimenti che mangiamo ad andare a costituire le cellule di cui siamo fatti. I derivati animali sono riconosciuti come potenzialmente cancerogeni: vale davvero la pena rischiare di ammalarsi?

L’impatto che i prodotti animali hanno sull’ambiente è ormai noto da tempo. Nel 2006 la FAO ha affermato che l’allevamento animale è responsabile del 18% delle emissioni di gas serra nell’atmosfera, una quantità maggiore rispetto a quella prodotta da tutti i mezzi di trasporto presenti sul pianeta (13%). Secondo altre fonti, si sospetta che la percentuale sia anche più alta: 51%. Entro il 2050, considerando che le popolazioni del terzo mondo stanno iniziando ad aumentare a dismisura il loro consumo di carne e derivati, si pensa che le emissioni inquinanti provenienti dall’agricoltura saliranno dell’80%.

Mezzo chilo di hamburger consuma quasi 10.000 litri di acqua ed emette circa 75 kg di anidride carbonica nell’atmosfera, il che equivale all’incirca alla stessa quantità di CO2 emessa dalla tua auto per tre settimane. Questo perché per fare spazio ai pascoli e alle monocolture che producono mangime per gli animali da allevamento è necessario abbattere larghe porzioni di foresta. E le foreste, come ben sappiamo, sono quelle cose verdi che ci permettono di respirare. E che mantengono gli equilibri climatici. E che insomma ci tengono vivi su questo pianeta. Ah sì, a quanto pare l’allevamento animale consuma tra il 20 e il 33% dell’acqua potabile presente sulla Terra.

Foto di Jan’s Archive su Unsplash

Un ulteriore danno della deforestazione è l’estinzione di massa degli animali selvatici. Per farti capire la gravità della situazione, si stima che l’86% dei mammiferi terrestri, l’88% degli anfibi e l’86% degli uccelli siano a rischio. Il problema dell’estinzione non è soltanto degli animali terrestri, però: si prevede che entro il 2050, a causa dell’inquinamento e della pesca di massa, gli oceani saranno sterili e completamente privi di pesci. Verrebbe naturale pensare che la cosa non ci tange più di tanto, dato che noi non viviamo in mare… no? E invece sì, ci tange eccome, perché mainagioia. Sono gli oceani a produrre la maggior parte dell’ossigeno che respiriamo, a regolare il clima e a depurare l’acqua che beviamo. E’ negli oceani che sono nate le prime forme di vita. Se non facciamo qualcosa per proteggerli, ne pagheremo le conseguenze: tra le tante cose, estinzione del fitoplancton che produce ossigeno, oltre a  uragani e tempeste più violenti.

Lo so, lo so, sono tante cose da assimilare e probabilmente i numeri ti sembreranno surreali. E’ facile ritenere che siano tutte delle stime campate in aria. Ma prova a pensare alla tua vita quotidiana: quante volte mangi carne o derivati nel corso della giornata? Forse persino quattro volte, se fai merenda. Ora prova a moltiplicare i tuoi tre pasti al giorno per i 365 giorni dell’anno: sono 1095 pasti in cui potenzialmente consumi carne o derivati animali. E adesso prova a moltiplicare questi 1095 pasti per i 60 milioni di persone che vivono in Italia: 65.700.000.000 di pasti. Ora pensa a quanti animali servono per soddisfare la domanda di carne e derivati animali della sola popolazione italiana. Stiamo parlando di centinaia di milioni di animali, un numero esorbitante. E sono tutti animali che hanno bisogno di mangiare e bere a sazietà per diventare grassi e finire sulle nostre tavole. Più c’è domanda, più questi animali continueranno a essere rimpiazzati da centinaia di milioni di altri animali che consumano risorse e impoveriscono il pianeta.

Naturalmente le persone ci stanno a cuore tanto quanto gli animali, se non di più. Ecco perché uno dei motivi più validi per diventare vegani è per contrastare la fame e dire finalmente addio all’enorme disparità tra nord e sud del mondo. Oggi avremmo risorse a sufficienza per sfamare 10 miliardi di persone, ma il 50% dei cereali coltivati sul pianeta vanno a ingrassare gli animali da allevamento. Animali che vengono poi consumati soltanto dai paesi più abbienti, ovviamente.

Vuoi sapere la cosa più assurda? L’82% dei bambini che muoiono di fame vivono proprio accanto alle mucche che vengono ingrassate per essere mangiate. In Africa vastissime aree vengono sottratte alle popolazioni locali dalle grosse industrie della carne per allevare gli animali che finiscono poi a nutrire il primo mondo. Un primo mondo che non soltanto non ha bisogno di questa carne, ma muore anche a causa di essa! La nostra alimentazione ha un impatto enorme sul nostro stile di vita e sul benessere di chi è meno fortunato di noi.

Essere vegani è un privilegio e solo chi può permettersi di fare la spesa nei negozi bio può diventare vegano. Del resto un etto di fagioli costa più di un etto di prosciutto, lo sanno tutti. Wait, what?

Torniamo al mondo reale: mi sono mantenuta per 6 mesi con 500 euro di pseudo-stipendio, di cui più della metà evaporava in affitto e bollette. Il resto veniva speso in pasta, riso, fagioli e ceci in scatola, lenticchie, passata di pomodoro, cereali vari da zuppa come orzo e farro, fiocchi d’avena, latti vegetali, yogurt di soia, verdure di stagione, verdure surgelate, banane come se non ci fosse un domani, semi e frutta secca, burger vegetali confezionati (probabilmente la cosa più costosa nel mio frigorifero), chili e chili di focaccine dell’Esselunga, e ovviamente quintalate di cioccolato fondente. Alcuni di questi alimenti provenivano da agricoltura biologica ed equosolidale, altri erano semplicemente quello che offriva il convento e che qualsiasi famiglia italiana acquista. Mi avanzavano persino soldi per uscire fuori a cena con il mio ragazzo.

Mangiare vegano non soltanto costa molto meno, ma ti salva anche dagli sprechi: tantissimi alimenti di origine vegetale, come cereali integrali e legumi secchi o in lattina, possono essere acquistati all’ingrosso e durare per mesi e mesi. Senza considerare che ormai la scelta di prodotti vegani è vastissima e persino mangiare fuori sta diventando sempre più facile! Perché non provarci?

Sapevi che esistono oltre 20.000 specie di piante commestibili nel mondo? Pensa a quante infinite varietà di piatti potremmo preparare! E invece tendiamo sempre a ripiegare sugli stessi alimenti, per quanto siano gustosi. Non ti sembra un po’ un’occasione persa?

Foto di Franziska Haßler su Unsplash

Diventare vegani non significa castigare le proprie papille gustative e sacrificarsi come martiri per una giusta causa, tutt’altro. Da quando sono diventata vegana non ho fatto altro che scoprire cibi sempre nuovi e sapori che non avevo mai immaginato prima. Un tempo pensavo che i vegani fossero delle persone tristi che tiravano avanti a insalatine scondite, oggi invece sono la prova che si può vivere da vegani anche senza insalata dato che non la sopporto.

Per fortuna la cucina vegana si sta specializzando sempre di più, perciò sta diventando sempre più facile trovare dei validi rimpiazzi da usare nelle ricette tradizionali: legumi e funghi al posto della carne, oli al posto delle uova e del burro, formaggi e yogurt vegetali che ormai sono in grado di riprodurre gusto e consistenza delle versioni originali, e chi più ne ha più ne metta. Essere vegani è una scoperta continua!

“Non potrei mai essere vegano,” dice ogni vegano prima di diventare vegano. Anch’io ero così: quando ero vegetariana, i vegani mi sembravano degli animalisti svampiti fissati con il salutismo. Immaginavo questa fantomatica categoria di hippie denutriti che quando camminano per strada hanno la paranoia di calpestare gli insetti. “Ma che diamine mangiano ‘sti vegani, l’aria?” mi chiedevo. Poi ho iniziato a farmi delle domande. E le domande sono diventate un esperimento. Ho provato a mangiare vegano per una settimana di fila, fallendo miseramente. Eppure sentivo di stare facendo la cosa giusta. Ci ho riprovato qualche settimana dopo, e da allora non ho più smesso.

Foto di Fabian Blank su Unsplash

Ormai il veganismo è la cosa più ovvia e naturale del mondo per me. Se esco a pranzo o a cena e non trovo niente, ripiego sui contorni e costruisco un pasto. Quando vado al supermercato finisco inevitabilmente a controllare gli ingredienti di tutto ciò che vedo, ma non è affatto un peso perché – a prescindere – ci tengo a prendermi cura della mia salute. Se devo comprare dei cosmetici, faccio prima delle ricerche online per capire se quella particolare azienda testa sugli animali. Vestiti e scarpe ormai sono un acquisto raro, a maggior ragione se di pelle o di lana, dato che con il veganismo è arrivata una maggiore consapevolezza del mio impatto sull’ambiente e si è drasticamente ridotta anche la compulsione per lo shopping. Insomma, è facile vedere il veganismo come un enorme sbattimento che poco si sposa con la rapidità con cui la società odierna si muove intorno a noi. Eppure è uno stile di vita che dà così tanto, se comparato con lo sforzo minimo che ci vuole per aderirvi (perché ammettiamolo, non è così difficile essere vegani qui da noi). Se ci pensi, l’unico motivo per cui mangiamo carne e derivati animali è il gusto. In alcuni casi, si tratta di attaccamento alla tradizione. Ma vale davvero la pena pagare conseguenze gravi e potenzialmente irreversibili per cinque minuti di piacere sulla lingua?

Quando e se ti capiterà di diventare vegano, la prima frase che dirai a qualsiasi non-vegano con cui avrai l’occasione di parlare del tuo nuovo stile di vita sarà: “E’ la scelta migliore che abbia mai fatto nella vita. Mi pento soltanto di non essere diventato vegano prima!” E credimi, andrà esattamente così.