Ecologia,  Veganismo

Perché il miele non è vegano?

Il miele è una debolezza del palato per moltissime persone. Mio padre, ad esempio, ne mangerebbe in quantità industriali e su qualsiasi cibo. Un conoscente mi ha confessato di impazzire per questo nettare zuccherino e di mangiarselo addirittura a cucchiaiate, svuotandone interi barattoli in una singola sessione di merenda. Io, dal canto mio, ho sempre ritenuto il suo sapore troppo dolce e la sua consistenza troppo appiccicosa, di conseguenza non sono mai stata una fan di questo alimento dalle proprietà miracolose. Il miele è energizzante, antinfiammatorio e antibatterico, ed è ricco di sali minerali e vitamine (purché sia di ottima qualità, naturalmente), perciò è considerato un must have nella cucina dei salutisti, degli sportivi e dei golosi.

Le proprietà del miele sono note a tutti e sono universalmente apprezzate, tuttavia nel mondo veg questo “oro” naturale è fonte di dibattiti accesi. Secondo alcuni, il miele è un alimento cruelty-free perché non causa la morte delle api. Secondo altri, al contrario, il miele non è vegano perché è un prodotto dello sfruttamento animale e sarebbe da evitare categoricamente in favore di alternative 100% vegetali.

Che cos’è il miele?

Il miele è vomito di ape. Non ve l’aspettavate, vero? Si tratta della principale fonte di nutrimento di questi animaletti straordinari ed è frutto del lavoro di cooperazione di tutto l’alveare. Le api bottinatrici volano di fiore in fiore raccogliendo il nettare, che viene poi rigurgitato nell’alveare. Qui entrano in gioco le api operaie, le quali lavorano ulteriormente il liquido digerendolo e scindendolo in zuccheri semplici. L’ultimo stadio di lavorazione consiste nella disidratazione del liquido, ad opera delle api ventilatrici che svolazzano ininterrottamente per consentire il passaggio continuo di aria all’interno dell’alveare. Dopo circa un mese, il miele è pronto.

Le api si assicurano che ogni membro della comunità abbia miele a sufficienza per sostenersi, specialmente durante i mesi più rigidi. Quanto sono pucciose queste creaturine da uno a dieci? Pensate che un’ape visita fino a 1500 fiori prima di riempirsi lo stomaco, e che gli sforzi della sua intera esistenza si riducono ad appena un dodicesimo di cucchiaino di miele! Un nonnulla per noi esseri umani.

Come viene prodotto il miele?

La produzione di miele per il consumo umano si svolge su larga scala, per soddisfare la domanda del prodotto. Di conseguenza, gli apicoltori si assicurano di ricavare la maggior quantità possibile di miele e durante la sua rimozione dall’arnia lo rimpiazzano con una sostanza zuccherina artificiale che viene consumata dalle api.

Verrebbe da pensare che questa pratica abbia il minor impatto possibile sul benessere dell’alveare, ma sfortunatamente non è così. La sostanza artificiale, essendo tale, manca dei micronutrienti presenti nel miele e funziona a mo’ di cibo spazzatura per le api.

Come accade nell’allevamento animale, anche le api vengono selezionate dall’uomo per incrementare la produzione di miele. La mancanza di selezione naturale causa l’insorgenza di malattie genetiche e aumenta la fragilità di questi insetti, che sono già a rischio per colpa dell’inquinamento atmosferico. Le api così allevate si ammalano e muoiono più facilmente. In aggiunta, spesso gli allevatori importano specie di api non autoctone, che finiscono per contagiare gli alveari con malattie a cui le api locali non sono abituate. Ciò danneggia non soltanto le api stesse, ma anche tutti gli altri insetti impollinatori che contribuiscono a mantenere l’equilibrio dell’ecosistema.

Come se non bastasse, purtroppo, è pratica comune tagliare le ali all’ape regina per impedire che si allontani dall’arnia e vada a costituire una nuova colonia altrove. Ciò avrebbe infatti degli effetti negativi sulla produzione e ridurrebbe notevolmente il profitto dell’apicoltore.

Gli effetti sull’ambiente

Come detto qui sopra, la selezione artificiale di api per la produzione industriale di miele danneggia notevolmente l’ecosistema, andando a sfavorire gli altri insetti impollinatori come i bombi (che sono adorabili) e persino gli uccelli. Negli ultimi decenni, varie specie animali hanno visto un declino nella loro popolazione proprio a causa della produzione di massa di miele.

Inoltre, pare che la maggior parte del miele presente sulle nostre tavole sia in realtà importato da paesi come la Cina e la Turchia, con il conseguente impatto ambientale delle emissioni di anidride carbonica dovute al trasporto.

Le alternative al miele per i più golosi

Per i più ghiotti che vogliono approcciarsi a uno stile di vita più sostenibile ed etico, esistono delle alternative vegane provenienti dal magico mondo delle piante: lo sciroppo d’acero, la melassa, lo sciroppo di datteri e soprattutto lo sciroppo d’agave, presente ormai in tutti i supermercati a prezzi decisamente competitivi se si considera il costo del miele. Quest’ultimo è ottimo per la preparazione di dolci e personalmente lo uso quasi ogni giorno come dolcificante nei frullati, oppure per inondare di dolcezza i miei pancake.

Anche la cera d’api, prodotta con il miele, può essere sostituita facilmente dalla cera di candelilla, di mimosa e di soia. Con un minimo sforzo possiamo salvaguardare le api e far sì che possano continuare a impollinare in giro con i loro sederini e ad affascinarci con la loro intelligenza straordinaria.

2 commenti

  • Lucy the Wombat

    Bell’articolo! Le api e il miele sono fantastici. Non la sapevo questa cosa della sostanza zuccherina surrogata, mannaggia all’uomo! Dalle mie parti ho visitato una farm di miele a conduzione familiare dove il proprietario spiegava che la metà del miele la prende lui, ma metà la lascia per le api. Pensavo facessero tutti così (che ingenua)!

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